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La Ciacolada di Grado, il mio viaggio nel Friuli più autentico tra pizza d’autore, vini, distillati e grandi artigiani del gusto

Un press tour che mi ha portato oltre l’immagine balneare di Grado, alla scoperta di un territorio fatto di famiglie, paesaggi, materie prime e relazioni

Ci sono esperienze che nascono come appuntamenti gastronomici e finiscono per diventare qualcosa di molto più ampio. Il press tour organizzato da La Ciacolada di Grado è stato esattamente questo: non una semplice sequenza di visite, degustazioni e incontri, ma un viaggio dentro un territorio che si racconta attraverso le persone che lo abitano, lo coltivano, lo trasformano e lo portano in tavola.

Ho partecipato a questo percorso come invitato, con la curiosità di conoscere più da vicino una realtà che negli ultimi anni ha saputo costruire un’identità precisa. La Ciacolada non è infatti soltanto una pizzeria con cucina: è un luogo dove convivono due culture gastronomiche molto forti, quella campana e quella friulana. Da una parte la pizza, con le sue tecniche, i suoi impasti e la sua tradizione popolare; dall’altra il Friuli Venezia Giulia, con i suoi vini, i distillati, il miele, i dolci delle Valli del Natisone, il prosciutto, il pesce dell’Adriatico e una straordinaria capacità di conservare il legame con la terra.

Il nome stesso del locale racchiude questa idea. In dialetto gradese, “Ciacolada” significa chiacchierata. È una parola semplice, ma molto significativa: richiama il tempo trascorso insieme, il piacere di ascoltare una storia, il desiderio di stare a tavola senza fretta. Laura e Luigi Buondonno hanno trasformato questo concetto in un progetto di ospitalità contemporanea, dove il cibo non è soltanto un prodotto da servire, ma un linguaggio per creare relazioni.

Grado – Foto Giuseppe Piro

Durante il press tour ho avuto modo di incontrare produttori, visitare aziende storiche e comprendere quanto lavoro, ricerca e passione si nascondano dietro un bicchiere di vino, una grappa, una fetta di Gubana o un cucchiaino di miele. Il risultato è stato un viaggio nel Friuli più autentico, quello meno rumoroso ma profondamente identitario.

Grado, il mare e una pizzeria che racconta due territori

Quando si pensa a Grado, la mente corre immediatamente al mare, alla laguna, alle spiagge, ai tramonti sull’Adriatico e al turismo internazionale che ogni estate anima l’isola del sole. È una località capace di accogliere famiglie, viaggiatori, appassionati di natura e visitatori provenienti da Austria, Germania, Slovenia e da molte altre aree del Nord Europa.

Ma Grado è anche una porta d’ingresso ideale per scoprire il Friuli-Venezia Giulia. È il punto in cui il mare incontra l’entroterra, dove la cucina di pesce dialoga con le tradizioni agricole, dove la laguna si collega ai vigneti dell’Isonzo, alle colline del Collio, alle distillerie friulane e alle valli che custodiscono ricette antiche.

Laura e Luigi Buondonno

In questo contesto si inserisce La Ciacolada, il progetto guidato da Laura e Luigi Buondonno. La loro storia è quella di una sfida costruita con gradualità e coerenza. Luigi, originario della Campania, è arrivato in Friuli giovanissimo, portando con sé una passione forte per la pizza e la volontà di trasformarla in un mestiere. Nel tempo ha affinato tecnica, sensibilità e conoscenza delle materie prime, fino a costruire una proposta che non replica semplicemente la tradizione napoletana, ma la interpreta in modo personale.

La pizza de La Ciacolada parte da impasti ad alta idratazione, farine selezionate e tempi lunghi di fermentazione e maturazione. Dietro una pizza apparentemente semplice si percepisce un lavoro accurato: la ricerca dell’alveolatura, la leggerezza al morso, la fragranza della base, l’equilibrio tra condimenti e impasto. È una pizza che guarda alla tradizione, ma che non rinuncia alla sperimentazione.

Accanto alle classiche Margherita e Marinara, il menu propone pizze stagionali, lavorazioni in padellino e preparazioni a tripla cottura. Quest’ultima tecnica permette di ottenere consistenze diverse e interessanti, con una base croccante e una parte interna più soffice, pensata per sostenere condimenti importanti senza appesantire il risultato finale.

Tra le pizze che meglio rappresentano l’identità del locale c’è la “Ciacolada”, una creazione che mette insieme pomodoro Solania, pomodoro capuliato, acciughe, stracciatella di bufala, polvere di olive e basilico fritto. È una pizza intensa, mediterranea, costruita su contrasti precisi: la dolcezza del pomodoro, la sapidità dell’acciuga, la cremosità della stracciatella, la nota amaricante delle olive e il profumo del basilico.

La scelta delle materie prime è uno degli aspetti che più ho apprezzato durante il tour. Luigi Buondonno lavora con ingredienti provenienti sia dalla Campania sia dal Friuli, senza trasformare questa doppia origine in un semplice slogan. Il pomodoro Solania, il fior di latte di Agerola e la mozzarella di bufala campana convivono con prodotti friulani e con una cucina che valorizza il pescato locale. È una contaminazione ragionata, basata sulla qualità e sulla conoscenza diretta dei produttori.

Tenuta Luisa, tra i vigneti della DOC Friuli Isonzo

La prima tappa del viaggio mi ha portato a Mariano del Friuli, nel cuore della zona vitivinicola della DOC Friuli Isonzo, dove ha sede Tenuta Luisa. Entrare in una cantina come questa significa comprendere immediatamente quanto il vino sia legato al paesaggio.

Qui il territorio è segnato da una combinazione particolare di elementi: la vicinanza del mare Adriatico, l’influenza della Bora, le escursioni termiche e i terreni composti da ghiaie, sabbie e argille. Sono fattori che incidono sulla maturazione delle uve e contribuiscono a creare vini riconoscibili, caratterizzati da freschezza, mineralità, precisione aromatica e capacità di evolvere nel tempo.

La famiglia Luisa porta avanti da quasi un secolo un rapporto diretto con questa terra. La visita tra i vigneti e gli spazi della cantina ha permesso di capire come il lavoro vitivinicolo non sia fatto soltanto di vendemmia e vinificazione, ma di osservazione continua. Ogni annata porta con sé condizioni climatiche diverse, ogni vigneto richiede attenzioni specifiche e ogni vino nasce da una serie di scelte che iniziano molto prima dell’ingresso dell’uva in cantina.

Tra le etichette che ho avuto modo di conoscere, il Sauvignon è uno dei vini più rappresentativi della produzione. In Friuli questa varietà trova un ambiente particolarmente favorevole, capace di esprimere profumi vegetali, note agrumate, richiami di frutta bianca e una piacevole tensione minerale. È un vino che può accompagnare bene il pesce dell’Adriatico, le verdure, i formaggi freschi e, perché no, anche alcune pizze più delicate.

Molto interessante è stato anche l’approfondimento dedicato a Desiderium, vino della selezione I Ferretti. Si tratta di un bianco che nasce da Chardonnay, Friulano e Sauvignon, vinificati separatamente per valorizzare le caratteristiche di ciascuna varietà. Il Chardonnay viene affinato in legno, mentre Friulano e Sauvignon lavorano in acciaio; il vino riposa poi sui lieviti nobili prima di affinare ulteriormente in bottiglia.

Nel calice, Desiderium racconta una parte più strutturata ed elegante del Friuli Isonzo. Ha profumi che possono richiamare la vaniglia e gli agrumi dolci, una buona pienezza al palato e una persistenza che lo rende adatto anche a piatti più complessi. È il tipo di vino che dimostra come i bianchi friulani possano avere profondità, longevità e una forte vocazione gastronomica.

La visita a Tenuta Luisa mi ha lasciato una sensazione precisa: il vino non è mai soltanto un’etichetta. È la sintesi di un territorio, di una famiglia, di una scelta agricola e di una visione. In un press tour dedicato alla gastronomia, questa tappa ha rappresentato un passaggio fondamentale, perché ha mostrato come la qualità inizi sempre dalla terra.

Distillerie Nonino, il tempo lento della distillazione

Da Mariano del Friuli il viaggio è proseguito verso Percoto, dove ha sede Distillerie Nonino. Visitare questo luogo significa entrare in una delle storie più importanti dell’enogastronomia italiana, una famiglia che ha trasformato la grappa da prodotto popolare e spesso poco valorizzato in un distillato riconosciuto a livello internazionale.

La storia della famiglia Nonino inizia nel 1897 con Orazio Nonino. Dal 1928 la distilleria ha la sua sede a Percoto, in provincia di Udine, e nel tempo ha costruito una cultura produttiva basata sull’artigianalità, sulla selezione delle materie prime e sulla continuità familiare.

L’impatto della visita è forte soprattutto quando si entra negli spazi dedicati alla distillazione. Le Distillerie Nonino sono composte da cinque distillerie artigianali, con alambicchi discontinui a vapore in rame. Questo sistema permette di lavorare le vinacce fresche poco dopo la vendemmia, preservando i profumi e le caratteristiche dell’uva. La distillazione avviene lentamente e richiede esperienza, perché il distillatore deve separare le diverse frazioni del prodotto, selezionando il “cuore”, cioè la parte più pura e pregiata del distillato.

Il rame non è una scelta casuale. È un materiale tradizionalmente utilizzato nella distillazione perché contribuisce a migliorare la pulizia aromatica del distillato e a eliminare alcune componenti indesiderate. Gli alambicchi discontinui richiedono tempi più lunghi rispetto agli impianti industriali continui, ma consentono un controllo maggiore sul processo e permettono di ottenere prodotti più complessi e personali.

Durante la visita ho percepito quanto il concetto di tempo sia centrale nel lavoro di Nonino. Tempo per attendere la vendemmia, tempo per distillare, tempo per far riposare il distillato, tempo per l’affinamento in legno. In un’epoca dominata dalla velocità, entrare in una distilleria che fonda il proprio valore sulla pazienza è quasi un’esperienza culturale.

Le grappe bianche conservano la freschezza e l’immediatezza della materia prima, mentre quelle affinante in barrique acquistano nel tempo note più morbide, speziate, tostate e vanigliate. Accanto alle grappe, Nonino ha sviluppato anche acquaviti e prodotti che hanno contribuito a rendere il marchio riconoscibile nel mondo.

La tappa di Percoto ha avuto per me un significato particolare perché ha mostrato come un prodotto profondamente italiano possa diventare internazionale senza perdere le proprie radici. Nonino non ha costruito il proprio prestigio rinunciando alla tradizione, ma investendo sulla qualità, sulla ricerca e sulla capacità di raccontare una storia familiare lunga oltre un secolo.

Fattoria Zoff il sapore autentico del Friuli tra formaggi biologici, benessere animale e degustazioni in campagna

Tra le esperienze che più mi hanno colpito durante il press tour organizzato da La Ciacolada di Grado c’è senza dubbio la visita alla Fattoria Zoff e all’Agriturismo Borg da Ocjs, nel piccolo borgo rurale di Borgnano, nel territorio di Cormons, a pochi chilometri dalle colline del Collio. È uno di quei luoghi che riescono immediatamente a trasmettere tranquillità. Basta lasciare la strada principale e percorrere un viale alberato immerso nella campagna friulana per capire che qui il tempo segue ancora i ritmi della natura.

Foto Giuseppe Piro

La Fattoria Zoff è una realtà agricola che da oltre venticinque anni ha scelto una strada precisa: produrre formaggi biologici partendo esclusivamente dal latte delle proprie vacche di razza Pezzata Rossa Italiana, allevate nel pieno rispetto del loro benessere. L’intera azienda è costruita secondo un modello di economia circolare, dove ogni attività è collegata alle altre: nei campi vengono prodotti fieni ed erbe destinati all’alimentazione degli animali, gli allevamenti forniscono il latte per il caseificio, mentre gli scarti vengono trasformati in compost per fertilizzare i terreni. Un sistema che punta alla qualità piuttosto che alla quantità e che mette al centro il rispetto dell’ambiente.

La visita è iniziata proprio dalla stalla, moderna e luminosa, dove le vacche possono muoversi liberamente. Ci è stato spiegato come l’alimentazione, basata prevalentemente su foraggi freschi ed essiccati, influenzi direttamente la qualità del latte e, di conseguenza, quella dei formaggi. Il latte ottenuto da animali alimentati prevalentemente a erba e fieno presenta infatti caratteristiche nutrizionali particolarmente interessanti, con una maggiore presenza di acidi grassi Omega-3 e aromi che richiamano il territorio in cui gli animali vivono.

Foto Giuseppe Piro

Qui vengono prodotti formaggi biologici a latte crudo, yogurt, latte fresco, mozzarella, ricotta e altri latticini che conservano tutta la ricchezza aromatica della materia prima. Il latte viene lavorato poche ore dopo la mungitura, preservando profumi e caratteristiche che difficilmente si ritrovano nelle produzioni industriali.

Ciò che rende speciale Fattoria Zoff è proprio questa attenzione alla materia prima. Ogni formaggio racconta la campagna friulana, i prati, le stagioni e l’alimentazione naturale delle vacche. Le caciotte più giovani esprimono note delicate di latte fresco, burro ed erba appena tagliata, mentre quelle stagionate sviluppano profumi più intensi, con sentori di fieno, frutta secca e una piacevole complessità aromatica. Anche gli yogurt colpiscono per la loro cremosità e per il gusto autentico, lontano dagli standard industriali.

Seduti negli spazi dell’Agriturismo Borg da Ocjs, abbiamo potuto assaggiare una selezione di formaggi freschi e stagionati, accompagnati da miele, conserve, pane artigianale e vini del territorio.

È stato interessante osservare come ogni formaggio cambiasse completamente personalità a seconda della maturazione. Le produzioni più giovani risultavano fresche e delicate, perfette con vini bianchi del Collio, mentre quelle più stagionate acquisivano struttura e persistenza, trovando un ottimo equilibrio con vini più complessi. Una degustazione che non si è limitata al gusto, ma è diventata un’occasione per comprendere il valore della filiera agricola e del lavoro quotidiano che si nasconde dietro ogni prodotto.

La visita alla Fattoria Zoff mi ha ricordato che la qualità di un grande prodotto nasce molto prima di arrivare sulla tavola: nasce nei campi, nella cura degli animali, nella competenza di chi trasforma il latte e nella volontà di preservare un equilibrio tra uomo e natura. È proprio questo legame profondo con il territorio a rendere il Friuli Venezia Giulia una delle regioni italiane più interessanti dal punto di vista enogastronomico, capace di offrire esperienze autentiche che restano nella memoria molto più di una semplice degustazione.

L’Antica Ricetta e la Gubana, memoria dolce delle Valli del Natisone

La Gubana è uno dei dolci più identitari del Friuli orientale. La sua forma ricorda una chiocciola o un bocciolo di rosa e al suo interno custodisce un ripieno ricco di noci, nocciole, pinoli, uvetta e aromi. È un dolce generoso, pensato per le feste, per i momenti familiari e per le occasioni in cui il cibo diventa simbolo di ospitalità.

Molto interessante è stata l’incontro con L’Antica Ricetta, realtà che custodisce e rinnova la tradizione della Gubana delle Valli del Natisone.

Foto Carbot

Dietro L’Antica Ricetta c’è una storia familiare che parte dagli anni Trenta e dalla nonna Maria. Ogni sabato di Pasqua preparava numerose Gubane e attraversava il confine per cuocerle nel grande forno della zia. Da quel gesto domestico, ripetuto negli anni, nasce un patrimonio di sapori e memorie che oggi viene portato avanti con cura artigianale.

Ascoltare questo racconto mi ha fatto riflettere sul valore delle ricette di famiglia. Non sono semplicemente elenchi di ingredienti: contengono gesti, tempi, ricorrenze, relazioni. Una Gubana ben fatta richiede pazienza, manualità e rispetto delle proporzioni. L’impasto deve essere soffice ma capace di contenere il ripieno; la frutta secca deve essere presente senza coprire gli altri aromi; la dolcezza deve restare equilibrata.

Foto Carbot

L’Antica Ricetta ha scelto di mantenere fede alla tradizione, ma anche di trovare nuove modalità per far conoscere il prodotto. Tra queste c’è SanZuan®, bevanda ideata per accompagnare la Gubana. L’idea di creare un abbinamento dedicato dimostra come anche una ricetta antica possa dialogare con il presente, offrendo un’esperienza completa e contemporanea.

La Gubana, spesso servita con un distillato o con una bevanda aromatica, è un dolce che invita alla lentezza. Non si consuma distrattamente: richiede un momento di attenzione, una tavola, una conversazione. In questo senso si è inserita perfettamente nella filosofia de La Ciacolada, dove il cibo è soprattutto un pretesto per incontrarsi.

Anna Brandolini, fondatrice di AnnApi – Foto Giuseppe Piro

Il miele di AnnApi e la tutela della biodiversità

Tra gli incontri del tour, quello dedicato all’apicoltura ha offerto uno sguardo diverso ma altrettanto importante sul territorio. Attraverso il racconto di Anna Brandolini, fondatrice di AnnApi, ho avuto modo di approfondire il rapporto tra api, paesaggio, agricoltura e biodiversità.

Il miele è uno degli alimenti più antichi prodotti dall’uomo, ma spesso viene considerato in modo superficiale, come un semplice dolcificante naturale. In realtà, dietro ogni vasetto c’è un lavoro complesso che dipende dalla salute degli alveari, dalla presenza di fioriture, dalla qualità dell’ambiente e dalla capacità dell’apicoltore di rispettare i ritmi delle api.

Foto di Giuseppe Piro

Foto di Giuseppe Piro

L’apicoltura sostenibile non consiste soltanto nel raccogliere miele. Significa monitorare le famiglie, proteggere gli alveari, limitare gli interventi invasivi e contribuire alla salvaguardia degli insetti impollinatori, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e per molte produzioni agricole.

Nel territorio del Collio e dell’area di Cormons, la varietà del paesaggio offre alle api una ricchezza di fioriture che può tradursi in mieli dalle caratteristiche differenti. Ogni miele porta con sé tracce del luogo in cui nasce: profumi floreali, note erbacee, sfumature fruttate, intensità diverse. È un prodotto che, proprio come il vino, può essere letto come espressione di un territorio.

L’incontro con AnnApi ha evidenziato quanto sia importante parlare di biodiversità anche a tavola. Scegliere un miele artigianale significa sostenere un lavoro che ha ricadute positive sul paesaggio e sull’agricoltura. Le api non producono soltanto miele: contribuiscono all’impollinazione e quindi alla riproduzione di molte piante, alla qualità delle colture e alla ricchezza degli ecosistemi.

In un press tour dedicato alle eccellenze del Friuli, questo passaggio ha avuto un valore particolare. Ha ricordato che il gusto non nasce mai soltanto in cucina o in laboratorio: nasce nei campi, nei prati, nei boschi e nei luoghi in cui la natura riesce ancora a mantenere un equilibrio.

A bordo de La Panoramica, guidati da quello che tutti chiamano affettuosamente Guidone – Foto di Giuseppe Piro

In barca nella laguna di Grado: il tour con Guidone tra isole, casoni e silenzi d’acqua

Durante il press tour organizzato da La Ciacolada molto interessante è stata la navigazione nella laguna di Grado a bordo de La Panoramica, guidati da quello che tutti chiamano affettuosamente Guidone. Il suo vero nome è Guido, nocchiero gradese che conosce queste acque, i canali, le isole e i ritmi della laguna con la familiarità di chi vi è cresciuto e continua a viverla ogni giorno.

Salire in barca a Grado significa cambiare prospettiva. Dalla terraferma la località appare come una raffinata destinazione balneare dell’Alto Adriatico, con il suo centro storico, le spiagge, il porto e la vivacità turistica. Ma basta allontanarsi di pochi minuti dalla riva per entrare in un paesaggio completamente diverso: un mondo d’acqua bassa, canali, isolotti, vegetazione spontanea e silenzi interrotti soltanto dal rumore del motore, dal vento e dal richiamo degli uccelli.

La laguna di Grado si estende per circa 90 chilometri quadrati ed è un ambiente naturale di grande valore, diviso idealmente tra la zona orientale, chiamata palù de sora, e quella occidentale, la più ampia e ricca di isole, conosciuta come palù de soto. È un territorio che conserva una forte identità marinara e che si comprende davvero soltanto navigandolo.

Il tour con Guido non è stato una semplice gita panoramica. È stato un racconto in movimento, fatto di indicazioni, curiosità e dettagli che difficilmente emergono osservando la laguna da lontano. Guidone ci ha accompagnati attraverso canali stretti e specchi d’acqua aperti, mostrando le cosiddette mote, le piccole isole lagunari, e spiegando come questi luoghi abbiano rappresentato per secoli una parte fondamentale della vita economica e sociale di Grado.

Isola di Barbana – Foto di Giuseppe Piro

Barbana, la spiritualità in mezzo alla laguna

Tra i luoghi che si possono visitare durante le escursioni in barca nella laguna di Grado, uno dei più suggestivi è certamente l’Isola di Barbana. Situata nella parte orientale della laguna, a pochi chilometri da Grado, Barbana ospita un antico santuario mariano e rappresenta una meta spirituale molto amata da residenti e visitatori.

L’isola è circondata dall’acqua e dalla vegetazione, con un’atmosfera raccolta che sembra sospendere il tempo. Il Santuario di Barbana è legato a una tradizione religiosa antica e ogni anno è protagonista del Perdòn di Barbana, una processione votiva in cui numerose imbarcazioni addobbate accompagnano i fedeli da Grado all’isola. Le escursioni de La Panoramica prevedono, a seconda dell’itinerario e delle condizioni, una breve sosta in questo luogo così particolare.

Barbana è una delle immagini più riconoscibili della laguna, ma il suo fascino non deriva soltanto dal santuario. Arrivarci in barca permette di cogliere il rapporto profondo tra l’isola, il paesaggio e il mare. È una tappa che restituisce la dimensione più contemplativa di Grado, lontana dalla frenesia delle località balneari.

I casoni, antiche case dei pescatori gradesi

Il cuore più autentico della navigazione è però rappresentato dai casoni. Vederli emergere tra le canne palustri e le piccole isole è uno dei momenti più emozionanti del tour. I casoni sono le tradizionali abitazioni dei pescatori gradesi e maranesi, costruite in passato con materiali semplici e disponibili sul posto: legno, canne palustri e paglia.

La loro struttura è essenziale ma ingegnosa. Il tetto molto spiovente, rivestito di canna palustre, proteggeva dalle intemperie e dal vento; gli spazi interni erano organizzati per ospitare pescatori, attrezzi, reti e provviste. Per lunghi periodi dell’anno, infatti, i pescatori vivevano nella laguna, rientrando a Grado soltanto in occasioni particolari o durante la stagione più fredda.

I casoni non erano soltanto abitazioni temporanee. Erano veri punti di riferimento per una comunità che basava la propria economia sulla pesca, sulla raccolta e sulla conoscenza delle maree. Raccontano un modo di vivere duro ma profondamente legato alla natura, dove ogni gesto dipendeva dal vento, dalle stagioni e dal comportamento dell’acqua.

Oggi molti casoni sono stati restaurati e continuano a rappresentare uno degli elementi più iconici del paesaggio lagunare. Alcuni vengono utilizzati come luoghi di incontro, altri mantengono una funzione privata, altri ancora sono visibili soltanto dall’acqua. Il loro valore non è soltanto architettonico: sono testimonianze materiali della cultura marinara di Grado.

Navigando con Guidone si comprende quanto questi edifici siano parte integrante del paesaggio. Non sembrano costruzioni inserite artificialmente nella laguna, ma elementi nati insieme ad essa, modellati dai materiali e dalle esigenze di chi per generazioni ha vissuto di pesca.

La laguna è infatti un ecosistema ricco di biodiversità. Tra canneti, tamerici, salicornia e vegetazione di ambiente salmastro, è possibile osservare gabbiani, garzette, aironi, germani reali e molte altre specie di uccelli. Non è necessario essere esperti naturalisti per coglierne il fascino: basta rallentare, guardare l’orizzonte e lasciarsi guidare dai ritmi dell’acqua.

È un’esperienza che consiglio a chi vuole andare oltre la cartolina estiva e incontrare il lato più profondo, silenzioso e affascinante della laguna.

La Ciacolada come ambasciatrice del territorio

Al termine del viaggio, tornando a Grado e sedendomi nuovamente ai tavoli de La Ciacolada, ho avuto la sensazione che tutte le esperienze vissute trovassero qui un punto di incontro. Il vino di Tenuta Luisa, la cultura della distillazione Nonino, la Gubana de L’Antica Ricetta, il miele e il racconto delle api non erano semplici tappe di un programma. Erano tasselli di una narrazione più ampia.

Luigi BuondonnoFoto Giuseppe Piro

La Ciacolada riesce a svolgere un ruolo interessante perché mette in relazione mondi diversi. La pizza, simbolo universale della convivialità italiana, diventa il punto di partenza per conoscere un territorio ricco e complesso. La Campania di Luigi Buondonno dialoga con il Friuli Venezia Giulia, il mare di Grado incontra le vigne dell’Isonzo, le tradizioni familiari si intrecciano con una ristorazione contemporanea.

Laura e Luigi Buondonno hanno costruito un luogo che non punta soltanto a offrire un buon prodotto, ma a creare un’esperienza. In un momento storico in cui molti ristoranti cercano di distinguersi attraverso formule, design o comunicazione, La Ciacolada sceglie una strada più concreta: la qualità delle relazioni, la conoscenza delle materie prime, il rispetto per i produttori e la capacità di mettere le persone al centro.

Il press tour è stato quindi un invito a guardare Grado con occhi diversi. Non solo come meta di mare, ma come luogo da cui partire per esplorare il Friuli-Venezia Giulia attraverso i suoi sapori. Un territorio che non ha bisogno di effetti speciali per raccontarsi, perché possiede già una straordinaria ricchezza fatta di famiglie, artigiani, paesaggi e tradizioni.

E forse è proprio questa la lezione più importante che porto con me da questo viaggio: la vera eccellenza non è mai isolata. Nasce dall’incontro tra chi produce, chi cucina, chi racconta e chi sceglie di sedersi a tavola con il desiderio di ascoltare una storia.

Giuseppe Piro

Ha scritto più di 20 libri sul territorio italiano fra i quali Trekking in Italia per Mondadori. Gestisce uno dei network di magazine sul food e travel più grandi. Grandissimo appassionato di prodotti del territorio e alimentazione vegetale. Convinto sostenitore di tutte le piccole e grandi aziende che in Italia fanno alimenti straordinari. Un ecosistema unico al mondo. Inoltre si occupa di startup e innovazione con il suo magazine Startupeinnovazione.it al quale ha affiancato un network verticale in tutti i settori dell’innovazione.