Torna a Firenze dal 7 al 9 febbraio il percorso espositivo numero 19
Nel panorama del marketing gastronomico contemporaneo, dove ogni prodotto viene presentato come “artigianale” o “territoriale”, distinguere il valore reale dalla narrazione puramente estetica è diventata una sfida complessa per appassionati e professionisti. La 19esima edizione di Pitti Taste ha scelto di affrontare questa criticità ponendo al centro il concetto di “True Food”. Non si tratta di uno slogan, ma di un invito a guardare oltre la superficie del piatto.
La qualità di una pasta d’eccellenza non è un concetto astratto o soggettivo, ma il risultato di una progettazione meticolosa che potremmo definire industriale nel rigore e artigianale nella cura. Il “Metodo Massi” porta a Taste una riflessione dirompente: la pasta è un’architettura molecolare. Non si parla più solo di “buona tenuta”, ma di “ultrastruttura”. Una pasta definita “viva” è tale perché mantiene integra la sua rete proteica, garantendo parametri tecnici misurabili: il controllo rigoroso della perdita di amido e una costanza di resa che sfida le variabili del servizio professionale. È un rifiuto netto della passività della produzione di massa, dove la qualità è sostituita dalla velocità. In questo cambio di paradigma, la pasta diventa un prodotto progettato per performance gastronomiche superiori e un valore nutrizionale reale.
«La qualità reale è quella che resiste alla verifica. A TASTE spieghiamo il perché. Fuori dalla fiera mostriamo il come» spiega Gaetano Castiglione, Principal Partner di Italiana Pastifici Srl.
Comprendere la scienza dietro un’ultrastruttura è fondamentale, ma la verità ultima si rivela solo sotto il calore della fiamma e la pressione del servizio. Metodo Massi declina il tema del “True Food” attraverso un doppio livello di racconto: l’approfondimento tecnico negli spazi della fiera e la prova del nove nel circuito “Fuori di Taste”.
Uno dei numerosi eventi fuori fiera è La Sicilia del Gusto a Firenze: un’esperienza sensoriale tra sapori, profumi e tradizioni artigianali siciliane all’ Hotel Bernini Palace. Una serata esclusiva in cui incontrare artigiani del gusto, assaggiare specialità autentiche e lasciarsi guidare da Leonardo Romanelli in un percorso di degustazione unico, tra territori, storie e persone.
La Première Night di Italiana Vera si svolge al Companion Bar del 25hours Hotel, Firenze e presenterà il nuovo stile del pomodoro firmato Italiana Vera con cocktail dedicati e un’atmosfera ispirata agli anni ’60..
Un viaggio organico al ristorante Binomio è
un’elegante esperienza gastronomica dove i sapori dei prodotti biologici di Bio Orto si fondono con l’atmosfera raffinata di Binomio Firenze, situato all’interno dell’Hotel Indigo, attraverso un percorso di degustazione e abbinamento dedicato al mondo della cucina biologica.
Presso S.forno si svolge un incontro conviviale con Cook_inc. & Friends , Gustificio, Tenuta di Valgiano, Feral, Barlotti: un momento informale che riunisce amici, collaboratori e partner per celebrare nuove idee, progetti e relazioni durature. Un’esperienza dove cultura, conversazione e buon cibo si fondono.
Una delle tendenze più profonde emerse dall’evento riguarda la metamorfosi della panificazione e dei laboratori di fermentazione. Non siamo più di fronte a semplici accompagnamenti, ma a una vera “scienza della lievitazione”. Il pane viene oggi interpretato come un organismo vivo, frutto di una conoscenza biologica che eleva il gesto quotidiano a atto culturale. La vera novità è l’emergere delle “bevande vive”: fermentazioni naturali sorprendenti che sfidano i palati più evoluti. Il consumatore moderno non cerca più solo il “buono”, ma prodotti “biologicamente attivi”, dove la fermentazione naturale non è una moda, ma una tecnica di complessità che riscrive i concetti di digeribilità e sapore. È il ritorno agli antichi mestieri reinterpretati con la consapevolezza della scienza contemporanea.
Il messaggio finale di Taste 2026 è inequivocabile: il “True Food” del futuro è una sintesi inscindibile di ricerca scientifica, metodo produttivo e radici culturali. Non c’è più spazio per l’approssimazione travestita da tradizione. La qualità deve essere leggibile, affidabile e, soprattutto, verificabile in ogni sua componente, dalla struttura molecolare di una penna rigata alla vitalità di un lievito madre.
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