Negli ultimi anni, dopo momenti di crescita costante, il mercato del Food si sta avviando verso una fase ancora dinamica ma più selettiva. In particolare, nei prossimi tre-cinque anni il consumatore ricercherà sempre più nei prodotti e nelle aziende qualità ed esperienze distintive, prestando al contempo maggiore attenzione alla trasparenza della filiera, alla sostenibilità e al valore complessivo dell’acquisto. Qualità e gusto restano il punto di partenza, ma a questi si affiancano nuove aspettative: materie prime selezionate e certificate, maggiore tracciabilità, attenzione all’impatto ambientale e la capacità di offrire un’esperienza coerente nei diversi mercati e canali.
In questo scenario vediamo emergere tre tendenze principali. La prima è una maggiore integrazione tra prodotto, brand ed esperienza. La seconda è la crescente rilevanza della sostenibilità, che deve tradursi in azioni concrete lungo la filiera e non restare solo comunicazione. La terza è l’evoluzione dei modelli di acquisto che diventano sempre più omnicanali e internazionali, richiedendo assortimenti, disponibilità e livelli di servizio coerenti tra retail, e-commerce e canali wholesale.

“In questo scenario, essere competitivi per noi significa quindi essere capaci di coniugare una forte identità di marca con innovazione, qualità costante e partner logistici in grado di essere sufficientemente flessibili da adattarsi rapidamente ai cambiamenti della domanda nel nostro settore e agli eventi esterni che potrebbero compromettere le nostre attività”, dichiara Francesco Bruzzone, Supply Chain Manager di Venchi.
Logistica e trasporti come leva strategica
In un contesto simile, logistica e trasporti smettono di essere un’attività correlata, diventando una vera e propria componente essenziale della strategia aziendale: incidono direttamente sulla disponibilità del prodotto, sul time-to-market e, soprattutto, sulla capacità di preservarne qualità e integrità lungo tutta la filiera. In questo contesto l’incertezza si manifesta in forme sempre più frequenti ed erratiche — variazioni improvvise della domanda, picchi stagionali, tensioni sui trasporti, vincoli di capacità, possibili interruzioni delle rotte a causa di eventi esterni — ed è per questo che la resilienza non può essere affidata soltanto alla capacità di reagire quando il problema emerge: deve essere progettata all’interno della supply chain.
Questo significa costruire un modello logistico in cui la flessibilità sia una vera capability operativa. Rete, processi e partnership devono permettere di gestire rapidamente scenari diversi, attivando alternative per il mezzo di trasporto, capacità aggiuntiva o soluzioni distributive differenti, senza compromettere la qualità del prodotto e il livello di servizio al cliente. Questo è possibile attraverso una maggiore diversificazione e razionalizzazione della rete, il rafforzamento della cold chain monitorando il più possibile la temperatura di trasporto dei prodotti, una migliore integrazione digitale con i partner logistici e una visibilità sempre più completa su flussi, stock e stati operativi — accompagnate da forecast più strutturati, standard comuni e KPI condivisi, necessari per identificare tempestivamente le criticità e decidere più rapidamente.
L’omnicanalità che si sta sviluppando, amplifica questa esigenza: retail, e-commerce, wholesale e mercati internazionali hanno profili di domanda, lead time e livelli di servizio molto differenti. La supply chain deve quindi essere abbastanza standardizzata da garantire controllo e coerenza, ma anche sufficientemente flessibile da adattarsi alle esigenze dei singoli canali e mercati. In questo percorso il ruolo dei partner logistici diventa centrale: non si tratta più di semplice capacità di esecuzione, ma di partner in grado di contribuire alla progettazione di soluzioni alternative, anticipare i rischi e supportare la costruzione di una supply chain più flessibile, visibile e sostenibile. La vera resilienza nasce dalla capacità di prepararsi a più scenari prima che l’incertezza si manifesti, non dal limitarsi a gestirne gli effetti.
Le esigenze specifiche del Food e il ruolo del Freight Forwarder
Il settore Food porta quindi con sé esigenze logistiche particolarmente complesse, deve coniugare velocità, qualità del prodotto, conformità normativa e controllo dei costi, all’interno di supply chain sempre più globali, caratterizzate da elevata variabilità della domanda, stagionalità dei prodotti e aspettative crescenti dei consumatori in termini di disponibilità e freschezza. Tra le priorità emergono la puntualità delle consegne, la capacità di gestire volumi flessibili, il mantenimento della corretta temperatura lungo tutta la catena distributiva e il rispetto delle normative nazionali e internazionali in materia di sicurezza alimentare, tracciabilità e qualità — a cui si aggiunge la crescente diffusione di modelli distributivi multicanale con consegne verso la Grande Distribuzione Organizzata, il canale Horeca, l’e-commerce e i punti vendita specializzati.

È in questo contesto che possiamo osservare l’evoluzione nel ruolo del Freight Forwarder che, da semplice organizzatore del trasporto, diventa un vero e proprio partner strategico. Un operatore specializzato può garantire una gestione integrata dei flussi, offrendo competenze doganali, monitoraggio in tempo reale delle spedizioni, soluzioni a temperatura controllata e una rete internazionale in grado di mitigare rischi e interruzioni. “La capacità di progettare soluzioni personalizzate, combinando diverse modalità di trasporto e garantendo piena visibilità lungo l’intero percorso della merce, è oggi un fattore chiave per sostenere la competitività delle aziende del settore Food, preservando qualità del prodotto e livello di servizio” aggiunge Stefano Manzoni, Dry and Perishable Food – Business Development Specialist di DHL Global Forwarding.
Prospettive per il futuro
Guardando ai prossimi anni, la competitività del settore Food sarà sempre più legata alla capacità di rendere la supply chain più digitale, trasparente, resiliente e sostenibile. La digitalizzazione è uno dei principali driver di trasformazione: strumenti avanzati di controllo e analisi dei dati consentono già oggi di monitorare le spedizioni in tempo reale, prevedere ritardi, ottimizzare i percorsi e migliorare la pianificazione delle scorte. Parallelamente, le tecnologie di tracciabilità avanzata offrono una visibilità sempre maggiore lungo l’intera filiera, elemento fondamentale sia per la sicurezza alimentare sia per la fiducia dei consumatori.
Anche le soluzioni intermodali avranno un ruolo crescente: l’integrazione tra trasporto stradale, ferroviario e marittimo permetterà di ridurre costi, emissioni e dipendenza da singole modalità di trasporto, aumentando la resilienza delle supply chain. Sul fronte operativo, l’automazione dei magazzini, supportata da sistemi intelligenti di movimentazione e gestione degli stock, consentirà di incrementare produttività, precisione e rapidità di evasione degli ordini — aspetti essenziali per un mercato che richiede consegne sempre più frequenti e tempi di risposta minimi.
Il vero elemento distintivo, tuttavia, sarà l’integrazione tra tecnologia e competenze logistiche. Le aziende del settore Food avranno bisogno di partner in grado non solo di mettere a disposizione strumenti innovativi, ma anche di interpretare i dati e trasformarli in decisioni operative efficaci. In questo scenario, il Freight Forwarder del futuro sarà sempre più un orchestratore della supply chain, capace di garantire efficienza, sostenibilità e continuità operativa in un contesto globale sempre più complesso.




